Con la collezione uomo di Saint Laurent dedicata alla stagione primavera/estate 2027, Anthony Vaccarello riflette il nostro costante bisogno di dramma e ciò che accade quando scegliamo di contenerlo.
Non solo, attraverso questo show, il direttore creativo della maison esplora la moderazione come forma di seduzione e il lusso dell’assenza, perché il rifiuto alimenta il desiderio nel modo più potente.
Ecco allora che i modelli si muovono attraverso l’installazione immersiva “Cloud #07156” realizzata dall’artista Fujiko Nakaya alla Bourse de Commerce di Parigi portando per esempio in passerella una giacca a tre bottoni indossata con pantaloni skinny o plissettati, mentre capi familiari come il gilet o il maglione a V a coste vengono elevati grazie alla precisione e alle proporzioni. Al tempo stesso blouson d’ispirazione sportiva reinterpretati con un’inaspettata delicatezza in taffetà tecnico, così come le scarpe sono scolpite, trasparenti e dalla finitura lucida.









L’oro diventa un elemento centrale; non come simbolo di ostentazione, ma come mezzo per trasformare un trench utilitario in qualcosa di straordinario pur mantenendone la funzionalità. Al di là di ciò, la palette cromatica rimane radicata nell’essenzialità: grigio, marrone, nero e beige vengono interrotti da lampi di arancione, ocra, bordeaux, lime e azzurro.
Nel corso dello sviluppo dei look, il direttore creativo della casa di moda si è inoltre ispirato a figure che hanno fatto della sobrietà una virtù e dell’omissione una forma di espressione: Marguerite Duras, la cui scrittura trovava significato in ciò che rimaneva non detto; Tina Chow, il cui stile leggendario abbracciava la riduzione anziché l’eccesso; e Tom Ripley, la cui compostezza esteriore celava una vita interiore molto più complessa.
La sfilata dunque non rappresenta semplicemente un rifiuto dell’eccesso stilistico: è un’ode al dimenticato piacere dell’ignoto e dell’inespresso che va contro il nostro bisogno di sapere sempre tutto e parlare.