Cercando di abbandonare un approccio di analisi soggettivo, che si potrebbe ridurre al classico piace / non piace, ma volendosi concentrare maggiormente su una analisi oggettiva di prodotto, cerchiamo di capire quali scelte sono state prese, e perché, durante la progettazione di Ferrari Luce, la prima completamente elettrica del brand.
I designer del nuovo veicolo Ferrari sono Sir Jony Ive, ex Chief Design Officer di Apple e Marc Newson, uno dei più importanti designer contemporanei, i quali, insieme al loro collettivo LoveFrom, collaborano insieme al Ferrari Design Studio guidato da Flavio Manzoni per la realizzazione della nuova Ferrari Luce.
Per comprendere le scelte di progetto, occorre partire dai valori alla base di esso, identificabili con “semplificazione”, “razionalizzazione” e “coerenza” (quest’ultima non va intesa rispetto al linguaggio espressivo al quale eravamo abituati nel mondo Ferrari, ma di coerenza progettuale nel suo insieme, ad esempio, tra interni ed esterni del veicolo). Tutte queste tre voci fondanti della rivoluzione in casa Ferrari avrebbero dovuto aver un unico comune denominatore condiviso: il futuro.
Partendo da questi tre elementi progettuali, possiamo quantomeno stabilire che Ferrari abbia scelto tra i designer più coerenti a un linguaggio estetico identitario, e legati alla semplificazione di interazione uomo-oggetto, mai esistiti. Jony Ive ha di fatto fondato il “design language“ del prodotto più utilizzato al mondo (l’iPhone), mentre Newson, partendo da fondamenti artistici e di libera esplorazione, giunge a semplificazioni visive molto chiare e dirette.
La scelta strategica di partenza è di facile interpretazione: la prima Ferrari elettrica della storia richiede di essere disegnata in un modo mai fatto prima.
Una missione estremamente difficile, e un obiettivo altamente ambizioso, per il quale Jony Ive e Marc Newson risultavano gli interpreti perfetti, sia per proprietà di lessico progettuale, sia per esperienza sul campo dimostrata negli anni.
Per raggiungere questo traguardo, era però evidentemente necessario modificare (attenzione, non abbandonare!) il linguaggio estetico, personale e unico di Ferrari, favorendo un avvicinamento formale e di linea meno da “supercar”, ottenendo forse così però un risultato meno allineato al percepito del brand “come lo conosciamo”.
Tornando alle parole chiave fondanti del progetto, il veicolo risulta esteticamente coerente. Interni ed esterni collaborano perfettamente in una semplificazione delle linee e delle forme che qualcuno potrebbe ritenere eccessiva, ma in grado di portare all’utente un’interazione analogica molto diretta e fisica con il veicolo (tergicristalli a parte, che risultano di rottura rispetto all’impostazione di tutti gli altri elementi del veicolo). Sì, è vero, si possono notare alcune forme espressive che strizzano l’occhio ad Apple: dall’uso dell’alluminio fresato, alla particolare realizzazione del vetro integrato per la lettura di dati, ma dopotutto, dichiarando di voler definire il futuro del brand con uno dei più importanti designer al mondo, non potevamo aspettarci che potesse portare con sé qualche elemento distintivo che lo hanno reso grande.
È proprio però per via della selezione del “designer a cui far disegnare la nuova Ferrari” che può esserci un potenziale un momento di rottura, una polarizzazione da parte del pubblico.
Quando il linguaggio, appartenente a uno, in questo caso due, creativi diventa forte e riconoscibile quanto quello del brand stesso, quando ad essere riconosciuto è più il tocco del Maestro rispetto all’azienda committente, allora lì c’è da fare attenzione.
La nuova Ferrari Luce, prima nel suo genere, sarà sicuramente un progetto estremamente complesso e di valore – ricordiamo infatti, oltre al linguaggio estetico, la sfida progettuale di un “oggetto” simile. Più di 100 ingegneri ci hanno lavorato, raggiungendo più di 60 brevetti di invenzione, su diverse aree del prodotto (dai motori elettrici, inverter, posizionamento di componenti, integrazione della batteria con il telaio…) oltre che tutti i team di sviluppo coinvolti, tra designer, produzione, test R&D. È qui che, puntando a una linea interamente nuova, mai vista prima, si sono forse messe da parte, in alcuni momenti, le proprie origini, allontanandosi molto da quelle linee, quelle curve, quell’estetica, che ha reso unico il brand Ferrari.
Chi si identifica con il brand Ferrari storico, con ideali estetici specifici unici e ben incarnati nella memoria, potrebbe schierarsi contrario alle scelte prese dal Cavallino. Chi invece riconosce maggiore valore in una direzione completamente nuova per il brand, che incarna un cambiamento di valori estetico-funzionali, potrebbe posizionarsi a favore di un “rebranding di prodotto” come questo.
















