Durante la Milano Design Week abbiamo aperto Salone Outpump: non un classico salone di bellezza, ma un beauty salon diverso dal solito che ha unito community e design.
In una settimana in cui tutto corre veloce, tra opening, installazioni, code e appuntamenti, l’idea era semplice: creare un luogo in cui fermarsi. Rallentare, prendersi tempo e trasformare un gesto quotidiano in un’esperienza condivisa. Farsi i capelli, le unghie o applicare una tooth gem, ma anche parlare, ascoltare musica e vivere lo spazio in modo spontaneo. L’obiettivo era costruire un ambiente capace di accogliere chiunque, senza barriere, senza la pressione di dover semplicemente passare e andare oltre.
Abbiamo scelto di farlo trasformando lo spazio in un salone temporaneo dove estetica e design si incontravano in modo naturale. Salone Outpump nasce quindi come un beauty salon atipico, aperto a chiunque volesse prenotare uno slot per una sessione di hairstyling con Luca Nolasco, di braiding con Sia Genevïeve, di nail art con @adorable.kittys.claws o per farsi applicare una tooth gem da DidiGemz.
Ma non si trattava solo di beauty. Lo spazio era pensato come un ambiente collettivo, dove la dimensione estetica si intrecciava con quella artistica e musicale. In questo contesto, artisti e creativi hanno reinterpretato oggetti quotidiani, portando nello spazio lavori che dialogavano perfettamente tra loro. Tra questi Claudia Arcangeli, Davide DiLernia, Laboratorio Riciclo Pelle, Sergio Sorbello, BiBO, Figure Decorative, Ciocchette e SK.
Dopo l’opening di venerdì, nei due giorni successivi la musica ha accompagnato le attività, come elemento fondamentale per definire il ritmo delle giornate. Qualcuno arrivava per un appuntamento specifico, altri entravano per curiosità, molti restavano più del previsto. In questo continuo movimento, il salone è diventato un luogo di passaggio ma anche di permanenza.
Uno degli elementi centrali del progetto è stato proprio il dialogo con artisti e designer che hanno reinterpretato oggetti comuni, trasformandoli in elementi espositivi. In questo senso, Salone Outpump è diventato un laboratorio visivo, uno spazio in cui osservare come elementi familiari possano assumere nuove forme quando inseriti in un contesto diverso.





