faccianuvola è una delle scoperte più interessanti della musica recente in Italia. E se con Spotlight vogliamo raccontare chi non si ferma alla musica ma riesce ad andare oltre, questo è sicuramente il caso.
Non si tratta soltanto di musica, ma di come arriva e soprattutto di come viene vissuta. E ciò che faccianuvola suona sul palco arriva dritto a tutti. In un momento in cui il mondo dei concerti sembra inflazionato e pieno di grandi eventi che a volte lo sono soltanto per esser tali, ci si mette poco a capire che l’ambiente dei live di faccianuvola è estremamente sano.
Tastiera, setup di sintetizzatori, keytar. faccianuvola usa il palco come fosse la sua camera di casa, arrangiandosi tra uno strumento e l’altro a seconda dei brani che deve cantare e che non canta mai da solo. Il pubblico non solo lo accompagna, spesso lo anticipa coprendo la sua voce, ballando quando si deve ballare, senza avere l’assidua necessità di continuare a guardare l’artista per la paura di perdersi qualcosa.
I telefoni ai suoi live sono pochi, tirati fuori soltanto per immortalare quei brani di cui davvero vuoi avere il ricordo, ma sapendo che l’esperienza in un concerto del genere è tutto.
Figlia della solitudine della pandemia, la musica di faccianuvola è tutto ciò che può essere un esperimento, che in realtà inizia sui tasti del pianoforte ad appena 5 anni. Ancora oggi, a 24, Alessandro continua a giocare con gli strumenti, con i visual, con l’estetica, e lo fa anche con la sua stessa voce. Dietro di lui video nel verde di sé stesso da bambino, mari che si capovolgono, pecorelle che corrono nei prati — riferimenti alla Valtellina in cui è cresciuto. E poi domande: qual è il punto più lontano che riesci a vedere?
Dall’alba fino al tramonto, e fino all’alba di nuovo, non smetteremmo mai di star dentro la musica di faccianuvola.






