Il Wu-Tang Clan in Italia 16 anni dopo

Circa trent’anni fa un collettivo nato a Staten Island cambiava per sempre la traiettoria dell’hip-hop. Il Wu-Tang Clan, fondato nei primi anni ’90 da RZA, GZA e Ol’ Dirty Bastard, insieme a Method Man, Raekwon, Ghostface Killah, Inspectah Deck, U-God, Masta Killa e successivamente Cappadonna, ha costruito una mitologia musicale e culturale che ancora oggi continua a influenzare intere generazioni.

Bologna, 2026

Ieri sera a Bologna quella storia è tornata a vivere nuovamente in un concerto che è stato una vera e propria riunione di famiglia hip-hop; un momento collettivo in cui pubblico e artisti hanno condiviso la consapevolezza di trovarsi davanti a una delle eredità più importanti della cultura rap.

Quando nel 1993 uscì l’album di debutto Enter the Wu-Tang (36 Chambers), il panorama dell’hip-hop cambiò radicalmente. Il suono ruvido e cinematografico delle produzioni di RZA, i riferimenti alle arti marziali e la varietà stilistica dei nove membri crearono un linguaggio completamente nuovo e brani come C.R.E.A.M. e Protect Ya Neck divennero immediatamente manifesti di intere generazioni.
Da allora il collettivo ha pubblicato sette album, superando i 40 milioni di copie vendute nel mondo.

Anche all’Unipol Arena di Bologna il Clan non si è limitato a celebrare il passato, il loro concerto ha dimostrato quanto la loro energia dal vivo sia ancora devastante, mantenendo intatto quello spirito ruvido e autentico che ha reso iconico il collettivo. Il pubblico ha accolto il momento come un ponte tra diverse epoche dell’hip-hop della East Coast ospitando, tra gli altri, anche Havoc, storico membro dei Mobb Deep, che ha portato sul palco una potente reinterpretazione dei classici del duo newyorkese.

Attraverso un’ampia scaletta che ha riportato sul palco alcuni dei più grandi successi del gruppo, il concerto si è trasformato in un vero raduno di fan, uniti da quelle barre imparate a memoria, fino a esplodere nel finale con due inni assoluti come C.R.E.A.M. e Triumph.

Roma, 2010

Se nel 2026 il Wu-Tang Clan appare incredibilmente compatto, una parte del merito va sicuramente alla presenza scenica di Method Man. A 55 anni “Johnny Blaze” resta uno dei performer più carismatici della storia dell’hip-hop e, anche durante lo show, è lui uno dei principali catalizzatori dell’energia del pubblico, arrivando persino a sollevare la canotta e mostrare un fisico scolpito a una platea che erompe tra applausi e urla. Ma al di là della mera presenza scenica, sono le performance a colpire davvero gli spettatori attraverso le loro esibizioni e brani come Bring the Pain che, ancora una volta, dimostrano come il gruppo sia in grado di avere un controllo del palco da manuale.

In un fluttuare intenso di emozioni, uno dei momenti più profondi della serata arriva quando RZA si prende qualche minuto per rendere omaggio a Oliver “Power” Grant, co-fondatore e figura chiave dell’universo Wu-Tang recentemente scomparso. Il tributo si estende anche ad alcune delle icone perdute della cultura hip-hop, tra cui Tupac Shakur e The Notorious B.I.G., ed è durante l’esecuzione di Can It Be All So Simple che si crea un perfetto mix di nostalgia e gratitudine.

A testimoniare l’importanza dell’evento, tra gli spettatori erano presenti anche vari nomi della scena rap italiana – tra cui Nex Cassel, Gemitaiz, Nerone – sotto il palco a celebrare chi ha contribuito a costruire le fondamenta della cultura hip-hop globale e a suggellare l’unione tra culture diverse riunite nello stesso spazio, in segno di rispetto.

Anche per questa data italiana, a catturare l’atmosfera della serata c’era ancora una volta il fotografo Alessandro Simonetti, che già sedici anni fa aveva immortalato il Wu-Tang Clan dal vivo durante il loro concerto a Roma del 2010. Il suo sguardo restituisce immagini crude, dirette, quasi viscerali del Clan: fotografie che riflettono perfettamente lo spirito del collettivo.

Bologna, 2026

Ancora una volta, attraverso il suo obiettivo, Alessandro ha catturato l’estetica del gruppo in un racconto visivo senza filtri mostrandone la potenza e la forza, un promemoria di quanto il Wu-Tang Clan rimanga una presenza viva nella cultura hip-hop.

Oggi, dopo oltre trent’anni, il loro linguaggio artistico continua a essere immediatamente riconoscibile, un immaginario, un’attitudine, uno standard di eccellenza che il collettivo ha fissato fin dall’inizio e che continua a mantenere nel tempo. E mentre le ultime note di Triumph hanno chiuso la serata di ieri sera, è stato chiaro a tutti i presenti che quello a cui avevano appena assistito non era solo un live, ma un tributo alla cultura hip-hop.

Foto
Alessandro Simonetti