Il ritorno alla normalità di Marni

Il debutto di Meryll Rogge alla direzione creativa di Marni introduce uno sguardo nuovo, riaffermando al tempo stesso un’identità precisa. È un ritorno ai valori e al significato, ma anche la definizione di un nuovo vocabolario. Una presa di coscienza di ciò che conta davvero. Autentico. Sincero. Reale.

Ciò che è familiare, conosciuto e affidabile prevale infatti lasciando della sperimentazione di Francesco Risso un bel ricordo e non molto di più. I segni del brand vengono quindi ricalibrati con istinto senza ripetere, ma piuttosto ricordando: memorie personali del marchio che si trasformano in nuove declinazioni della sua filosofia progettuale.

Ecco allora che nei look affiorano codici ed emblemi che dialogano con il passato: dicotomie e contrasti, studi sui pattern, proporzioni alterate, elementi costruttivi elevati a ornamento. È un lavoro radicato nella storia, ma privo di nostalgia: un ricordo reinventato che genera possibilità nuove.

Lo sportswear riletto in chiave couture; la pelle da biker accanto a ciré industriale; organza e seta in dialogo con materiali tecnici. Opposti che non si annullano, insomma, ma si completano. I ricami evocano invece uno spirito naïf attraverso broderie anglaise e pois delicati. E ancora, righe irregolari, check in sbieco, patchwork, cuciture rovesciate che rivelano la costruzione, paillettes oversize ricamate su cotone, madreperla applicata.

Quelli che abbiamo visto sfilare intorno a un allestimento ideato da FORMAFANTASMA sono dunque abiti pensati per affrontare in modo diretto l’atto primario del vestire il corpo con un’eleganza audace e priva di reverenza.