Tutti pensavano che sarebbero sparite nel giro di pochi anni ma nella moda, così come nella chimica, nulla si crea e nulla si distrugge: tutto si trasforma. Stiamo parlando delle mercerie. I piccoli negozi di quartiere caratterizzati da immense pareti di scatole riempite e ricoperte di bottoni, cassetti strabordanti di passamaneria e tanta, tantissima, storia da raccontare.
Sulla carta luoghi destinati alla chiusura. Con il proliferare degli shop online, in grado di proporre set da 30 bottoni a 0,30€, chi si prende la briga di andare in un negozio fisico a comprare un solo bottone ad una cifra, per giunta, più alta? Eppure lo stesso web che doveva essere la fossa di queste attività si è rivelato, in parte, artefice del loro rinnovato successo. Così su Tik Tok e Instagram cominciano a comparire profili di storiche mercerie italiane. Sono i nipoti delle proprietarie ad avere l’idea. D’altronde si sa che la nostalgia è sempre una buona leva per il marketing.
«C’erano le mercerie, ma non credo adesso ce ne siano più molte in giro».
Maria Grazia Chiuri
A Muschio Selvaggio

Non sono certo pizzi, merletti, bottoni e aghi da cucito a catturare l’attenzione dei social. La verità è che a rendere speciali queste mercerie sono le donne che le portano avanti da generazioni. Mentre i nipoti riprendono, le nonne sono le frontwoman che portano in scena la passione e l’amore per il loro negozio. E allora diventano virali le battute di spirito e i capelli rossi della nonna di Merceria Grassi, aperta a Milano dal 1945, o ancora l’eleganza composta fatta di foulard e giacche con le spalline della signora Franca Tartarini, proprietaria dell’omonima merceria bolognese. Mentre sulla copertina di Elle dello scorso dicembre la modella Liva Borre Jespersen porta tra le mani un maxi fiocco realizzato della Merceria di Chiari, in provincia di Brescia.
Oggi forse fatichiamo a comprendere l’importanza di questi posti, ma c’è stato un tempo in cui le mercerie erano davvero fondamentali per il mondo della moda. Lo raccontava Maria Grazia Chiuri, nuova direttrice creativa di Fendi, quando, quattro anni fa, ai microfoni di muschio selvaggio parlava della sua prima borsa realizzata con due cerchi in bambù e del tessuto arricciato comprati proprio in una merceria. “C’erano le mercerie, che non credo adesso ce ne siano più molte in giro” aveva raccontato a Fedez e Luis Sal.
Mentre le proposte commerciali della moda lanciano look standardizzati e impongono estetiche precise le mercerie, nel 2026, diventano un biglietto per l’unicità che tutti cercano. In mancanza di proposte dal fashion system, o in risposta ai prezzi troppo alti, le nuove generazioni decidono di arrangiarsi, si rimboccano le maniche e danno sfogo alla propria creatività. Per qualcuno basta una spilla sul bavero della giacca, su Pinterest infatti le ricerche di “spilla per abito da uomo” crescono del 90% mentre quelle di “estetica spilla” raggiungono il 110%. Altri invece si buttano sul cucito vero e proprio facendo schizzare il mercato delle forniture per cucito alle stelle. Secondo la piattaforma Deep Market Insights il settore crescerà costantemente tra il 2026 e il 2031 con un tasso pari al 5% portando il suo valore dai 5.45000 milioni di dollari nel 2025 a circa 7.303,52 milioni nel 2031. Un tempo lo chiamavamo DIY, oggi preferiamo parlare di customizzazione ma in ogni caso è ormai una tendenza inequivocabile che oggi, con il ritorno delle mercerie, può passare finalmente allo step successivo.Subito dopo i negozi vintage e second hand le mercerie si inseriscono tra gli indirizzi imperdibili per gli hit boys e le hit girls del 2026. Che sia per fare ricerca o per arricchire un fit apparentemente noioso. Non contano né lo stile né il budget. Dagli outfit più classy ai look più street in merceria potrete trovare l’accessorio idelae per voi. E nel frattempo due chiacchiere con la signora Franca Tartarini rallegreranno la giornata a voi e a lei. È ufficiale: è tempo di tornare offline e le mercerie sono il posto giusto per riprendere l’abitudine!




