Lo show dell’halftime del Super Bowl di Bad Bunny ha catalizzato la nostra attenzione per una nottata intera e per tutti i giorni a seguire. È anche per questo che abbiamo deciso di scoprire tutto quello che potevamo sull’allestimento del palco e tutti gli elementi che ne hanno fatto parte, compresi i cespugli-persone che abbiamo visto entrare e uscire dal campo come nella migliore delle recite scolastiche. Abbiamo quindi parlato con Julio Himede, fondatore di Yellow Studio e production designer per lo show, che ha lavorato al fianco della direttrice creativa Harriet Cuddeford alla creazione di uno degli spettacoli del Super Bowl più seguiti di sempre, anche grazie alla spettacolarità del palco.

Qual è stato il dettaglio più piccolo che, secondo te, racchiude il significato dell’intero spettacolo?
Onestamente, il bambino addormentato al matrimonio. È un’immagine così specifica se sei cresciuto in una famiglia latina. La festa continua, la musica è alta, e da qualche parte un bambino si è addormentato su una sedia. È un piccolo dettaglio, ma dice tantissimo sulla comunità e sulla continuità. E poi, all’altro estremo, Benito che consegna a sé stesso da giovane il Grammy. Quel momento ha cambiato completamente la percezione dello spettacolo. Non si trattava solo di nostalgia. Si trattava di possibilità, di credere in se stessi. Tenere insieme queste due idee, memoria e aspirazione, è davvero ciò di cui parlava la serata.
Come avete scelto i personaggi che sono apparsi sul campo?
Ci sono state molte conversazioni all’interno del team creativo e con l’artista. Benito era molto chiaro: voleva racchiudere la vita reale, chiedendo specificamente il salone che fa le unghie e il tavolo da domino. Da lì, abbiamo costruito scene che sembrassero quotidiane e riconoscibili – un carretto di piragua, un banco di taco. Sono momenti piccoli e ordinari, ma quando li metti in uno stadio a quella scala e li interpreti con persone reali, diventano potenti.
Era essenziale mettere persone reali nei costumi da cespugli o vi ha semplicemente divertito l’idea un po’ da “recita scolastica”? Quante persone ci sono volute?
Sì, avevamo solo otto minuti per allestire l’intero spettacolo e eravamo molto limitati nel numero di carretti scenici che potevamo portare sul campo in quel tempo. Gli interpreti dentro l’erba sono stati in realtà una soluzione pratica. Ci ha permesso di creare scala e profondità senza aggiungere peso o attrezzature supplementari, e significava anche che potevamo aprire e chiudere facilmente diverse scene per il pubblico nello stadio. Abbiamo passato diversi prototipi prima di arrivare alla versione finale, e in totale abbiamo avuto circa 400 costumi d’erba integrati in tutto il campo e la scenografia.
Se non aveste avuto i limiti e le regole imposte dal Super Bowl, cos’altro avreste fatto? Quali erano i principali vincoli con cui avete dovuto lavorare?
Il tempo era il vincolo più grande. Otto minuti per costruire un mondo e poi smontarlo di nuovo. Eravamo anche su erba naturale, quindi il peso era critico. Il campo viene sempre prima. Tutto è stato progettato con pneumatici per distribuire il peso. Non c’è attrezzatura sospesa al Levi’s Stadium e i tunnel di accesso sono stretti, quindi ogni pezzo doveva essere largo meno di 2,44 metri e lungo 7,32 metri. Non era permesso nemmeno l’olio idraulico.
Questi limiti hanno davvero influenzato il design. Ci siamo chiesti continuamente: come possiamo far sembrare tutto espansivo entro confini così concreti?
Da quanto tempo stavate lavorando a questo progetto? Sembra profondamente radicato nella vita personale di Bad Bunny.
Circa tre mesi a tempo pieno. Ma creativamente è radicato in un percorso molto più lungo. Lo spettacolo è così connesso all’album e alla storia personale di Benito, quindi stavamo entrando in qualcosa che aveva già profondità.
Come vi siete preparati per la ricerca sulla cultura latino-americana che avete rappresentato?
Essere nato in El Salvador e crescere nella cultura latina ha sicuramente influenzato la mia prospettiva. Ma non ci siamo affidati solo a questo. Harriet Cuddeford, la direttrice creativa dello show, ha guidato gran parte della ricerca. Insieme, ci sono state conversazioni dettagliate con Benito e il suo team. Abbiamo viaggiato a Porto Rico, ci siamo incontrati in Messico e abbiamo intenzionalmente assunto collaboratori latini per tutto il progetto, così che i dettagli fossero guidati dall’esperienza vissuta. Era importante che sembrasse reale, non decorativo.






