Se c’è qualcosa che, oggi più che mai, spaventa chiunque questa è sicuramente il futuro e il cinema lo sa bene. Quasi 100 anni fa Fritz Lang in “Metropolis” immaginava un futuro distopico. Oggi la realtà ha superato ogni tipo di fantasia. Di fronte ad un futuro ingestibile il cinema fa un passo indietro e si rifugia in un passato più o meno fedele alla realtà.
Vi basterà aprire l’homepage di una qualunque piattaforma streaming, o fare un giro in un multisala, per rendervi conto di come i film in costume siano una tendenza imperante. Tra pochi giorni, infatti, potremo vedere Margot Robbie nei panni di Catherine Earnshaw nel nuovo, e chiacchieratissimo, “Cime Tempestose” di Emerald Fennell. Mentre su Netflix sono appena uscite le prime puntate della quarta stagione di “Bridgerton”. Già da qualche tempo palinsesti e programmazioni annunciano il ritorno di questo genere. Da “Povere Creature” del 2023 al gran finale di “Downton Abbey” fino al nuovo “Frankenstein” di Guillermo del Toro, solo per citarne alcuni.

Che siano gli anni ‘30 del ‘900, l’epoca regency, l’età vittoriana o la grecia antica in cui Christopher Nolan ambienterà la sua Odissea hollywoodiana con Zendaya e Tom Holland poco importa. Ciò che conta è che lo sguardo sia rivolto al passato. Attenzione a confondere questi film con fedeli rappresentazioni del passato. Nella maggior parte dei casi, infatti, i lavori di questi registi non vogliono essere ritratti puntuali di un’epoca lontana ed è proprio da questo che deriva il loro fascino. La reinterpretazione dei codici storici diventa uno strumento narrativo in grado di rendere il passato lo specchio del presente.
In questo tipo di racconto i costumi hanno un ruolo fondamentale. Confezionano la storia attraverso un’estetica capace di diventare tendenza o alimentare dibattiti e discussioni. Se da un lato tutti rimangono affascinati dai romantici abiti stile impero indossati dalle protagoniste di Bridgerton, dall’altro qualcuno grida allo scandalo per l’assenza di accuratezza storica negli outfit di Margot Robbie sul set di “Cime Tempestose”. Tra corsetti a vista, occhiali da sole alla Elton John e gonne effetto latex i look pensati dalla costumista premio Oscar Jacqueline Durran, allo stesso tempo, affascinano e dividono. Stesso discorso vale per i costumi del nuovo “Frankenstein” o per quelli dell’appena citato “Bridgerton” dove convivono abiti stile impero di inizio ‘800 e panier degni della corte di Re Sole.
«Le nostre date sono tutte volutamente confuse, nel senso che non stiamo rappresentando affatto un preciso momento storico: stiamo semplicemente scegliendo immagini o stili che ci piacciono per ciascun personaggio».
Jacqueline Durran
Costume Designer di Cime Tempestose
Attraverso queste “licenze poetiche” i costumisti plasmano la psicologia dei personaggi e cercano di trasmettere quella che oggi definiremmo la “vibe” di un’epoca. Non importa che il contenuto sia esatto, ciò che conta è che il pubblico percepisca il feeling di quel periodo storico. Tra gli esempi più lampanti di questa strategia c’è “Marie Antoinette” il capolavoro del 2006 di Sofia Coppola con i costumi di Milena Canonero. Una trasposizione pop e moderna dell’estetica di Versailles che comunica alla perfezione l’opulenza sfrenata della corte francese.
Ed è proprio Maria Antonietta a testimoniare come questo interesse per la storicità e il passato non sia solo legato al mondo cinematografico. Nelle sale del Victoria and Albert Museum di Londra, infatti, fino al 22 marzo è aperta la mostra Marie Antoinette Style dedicata agli abiti della regina di Francia e alla loro influenza nel mondo della moda.
Anche sulle passerelle moda e costume si intrecciano: che sia couture o pret-a-porter nessuno sfugge al fascino della storia. Il nuovo uomo Dior immaginato da JW Anderson porta in vita cinture con una fibbia ovale particolarmente somigliante ai camei che caratterizzano le locandine di “Cime Tempestose”. Su maglioni e giacche, invece, spiccano spalline militari con frange e nappe che richiamano il viralissimo trend delle Napoleon Jacket già proposte da Anderson, e non solo, al suo debutto da Dior con la SS26 maschile. E se ancora non siete convinti sarà Alessandro Michele a schiarirvi le idee con l’ultima couture di Valentino. Veri e propri costumi con riferimenti che vanno dall’Orlando di Virginia Wolf agli spettacoli di Ziegfeld Follies.
Insomma, è il caso di dire che se nel 1985 usciva “Ritorno al futuro” oggi potrebbe tranquillamente uscire “Ritorno al passato” perché se il domani ci spaventa non ci resta che fantasticare su quello che immaginiamo ci sia stato prima.









