Questo articolo è uscito originariamente su Outpump magazine n.6, lo scorso 29 settembre.
I personaggi non giocanti esistono nei videogiochi per portare avanti la storia di contorno, per aiutare il protagonista; sono dei mezzi attraverso cui si raccontano storie e funzionamenti del gioco o attraverso cui si fanno avere al giocatore i tool necessari per procedere. In poche parole sono accessori: non centrali ma allo stesso tempo funzionali.
Applicare la loro essenza alle persone vere fa strano. Eppure nonostante questo negli ultimi anni un pensiero intrusivo si è infiltrato collettivamente nei nostri pensieri: siamo circondati da NPC?
Essere o non essere un personaggio non giocante non è mai stato un pensiero fondamentale per la sopravvivenza dell’uomo. Su questo siamo tutti d’accordo. Farsi però, oggi, delle domande sulla natura dei Non-Playable Character (NPC) e sulle teorie e ansie nate da questi è più che lecito – soprattutto ora che il confine tra digitale e reale è allo stesso tempo ben definito e solo ironicamente blurrato.
Il tempo online e offline si sussegue per molti con un procedere irregolare ma costante, mixando così le due “vite” e le due “personas”. Una confusione e sovrapposizione di spazi che ha portato a sviluppare un pensiero ibrido: siamo in una simulazione come ipotizzava già Nick Bostrom nel 2003? Le persone che ci circondano sono reali? Se la risposta a quest’ultima domanda è no, eccoci di fronte alla teoria degli NPC.
Trovarsi in un luogo affollato e pensare che tutti quelli che ci circondano siano NPC è una delle esperienze più contemporanee a cui riesca a pensare. Già qualche anno fa in realtà, nel 2023, TikTok si era riempito di creator che facevano proprio questo: c’erano simulazioni di primi appuntamenti con NPC che quindi come tali si muovevano, parlavano e osservavano il mondo. Ma anche video in cui persone coscienti e reali si mettevano in live una volta al giorno per parecchie ore passando tutto il tempo ad agire come un NPC, con frasi standard e ripetute (ricordiamo il “O’ Cor Sacr e San Gennaro” di Giuliana Florio, di recente reinventatasi cantante con testi che tutti accusano siano fatti dall’IA).
Durante le live le persone si muovevano come NPC, molleggiando con la testa, muovendo le mani in modo fluido e ripetitivo e soprattutto “vivendo” in funzione del pubblico — che in quel momento è unico vero “giocatore” — che a donazioni fa corrispondere reazioni e frasi da parte dell’NPC. A coronare tutti questi contenuti arrivano poi quelli in cui la gente inizia a riprendere altre persone per strada additandoli come NPC; è qui che la situazione sfugge di mano, entrando nel personale di sconosciuti e definendoli in sostanza (anche se non direttamente) personaggi marginali, parte di una simulazione e prive di pensiero razionale o libero arbitrio. È in fenomeni come questo che il confine psicologico inesistente tra reale e virtuale è più evidente che mai.
«I exist and I don’t feel real». commento su TikTok sotto un video NPC, 2023
Una realizzazione tristissima che non riguarda quindi solo gli altri ma anche noi stessi: l’idea che le persone normali che ci circondano possano essere “non reali” arriva ad influenzare la percezione che abbiamo di noi. Quora e Reddit sono invasi di post di utenti che si “confessano” spiegando cosa li rende degli NPC; altrettanti si danno consigli a vicenda su come individuare chi lo sia, auto-quiz per uscire dalla convinzione di essere persone reali e capire che si è in realtà NPC – e altri contenuti considerabili “demenziali”.
Se ammettessimo che gli NPC esistono e possono parlare, proverebbero a giustificarsi con storie come “Io sono vero, guardami, faccio tutto quello che fai tu, passeggio, mi piace il gelato (soprattutto il Maxibon, quanto mi piace il Maxibon); ho AppleTV ma Spotify craccato, vado a lavorare e pago l’affitto; se non mi credi chiedi al mio coinquilino se un NPC lascerebbe i piatti sporchi nel lavandino. Ma sì dai quest’estate vado a un festival nella natura, non mi ricordo bene dove ma tipo in campagna, e poi le due centrali di agosto torno giù dai miei a scroccare un po’ di cibo. Ti giuro sono tutto vero.”Il problema sta nel fatto che anche il mio migliore amico parlerebbe così di sé (e lui è tutto vero, giuro). Un inception di realtà che non finisce, forse un po’ perché stiamo collettivamente delirando, forse perché effettivamente è dura distinguere tra vero vero (carne ed ossa, peccati capitali e sudore) e standardizzato; magari sta qui l’inghippo.
La replicabilità è allo stesso tempo quella che cerchiamo e quella che crea il falso pensiero degli NPC — quando seguiamo un trend, quando ci spostiamo tutti in massa a provare un ristorante in hype, quando guardiamo tutti la stessa serie tv di cui parlano su Twitter, quando ci colleghiamo a una live e quando da lì compriamo tutti un prodotto consigliato che non avevamo mai visto prima d’ora ma che adesso sembra necessario. Fuggiamo lo standard rientrando nello standard e questo ci rende tutti potenziali NPC agli occhi degli altri – o forse stiamo solo candidamente partecipando alla collettività destando lo stupore di alcuni?
Quello che è strano è come sia stata accettata la definizione NPC a cuor leggero quando invece la realizzazione porta con sé angoscia e smarrimento: ritrovarsi al parco e pensare che tutti gli altri personaggini seduti sul prato non siano reali non è un pensiero tranquillizzante — o forse lo è? Se tutti intorno a noi sono personaggi di contorno, che non partecipano al gioco ma gli fanno solo da sfondo, allora forse noi siamo al sicuro.
La convinzione di vedere intorno a noi NPC ovunque arriva anche in un periodo storico in cui la Main Character Syndromenon solo esiste ma permea la vita di molti. Un’ossessione narcisistica in cui siamo convinti di essere i protagonisti indiscussi di qualcosa che ha prodotto per riflesso quella che viene chiamata Side Character Energy, ovvero il modo di essere di tutti quelli che non si sentono protagonisti. Una divisione che, per quanto futile, evidenzia un tentativo continuo di caratterizzare o scaratterizzare i personaggi che compongono le nostre vite, come se non fossero veramente carne ed ossa. La Side Character Energy ha però preso un significato positivo — rendendo quindi più mite anche il senso di essere un NPC, il personaggio di contorno per eccellenza — e rappresenta tutti quelli che nella vita hanno deciso di non voler stare sotto i riflettori e vivere serenamente lo stesso.
“To live is the rarest thing in the world. Most people exist, that is all”, è la frase (inventata postuma e poi attribuita randomicamente a Oscar Wilde) che forse descrive meglio il fenomeno interno. Il fatto che sia stata inventata è abbastanza ironico ma rientra perfettamente nel racconto NPC — una storia in cui di serio c’è solo l’analisi a posteriori.
Se quindi il termine NPC è stato introdotto per la prima volta grazie a “Dungeons & Dragons” nel 1975 con lo scopo di rendere più intrattenente il gioco di ruolo fantasy per eccellenza, oggi il termine è arrivato alla sua deriva post-ironica. Così viene definito moltissimo di quello che compone la nostra cultura contemporanea, dai meme al modo in cui parliamo o esistiamo online. Dazed spiegava tempo fa come gli NPC nutrissero la nostra sensibilità post-ironica, quella in cui è meglio ironizzare sul fatto di essere tutti personaggi generati in una simulazione piuttosto che affrontare quanto surreali siano effettivamente le nostre vite. Definizione che sembra esagerata ma non lo è: quando il termine diventa per la prima volta meme è tra il 2016 e il 2018 su 4chan ed è grazie all’NPC Wojak, una versione del personaggio meme che viene considerata non in grado di pensiero autonomo. Sarà lui, quello che oggi è diventato termine comune, il motivo per cui nel 2018 vengono sospesi 1500 account Twitter; il meme dell’NPC Wojak viene usato come immagine del profilo per creare centinaia di profili falsi sul social che scimmiottano i liberali in una campagna Pro-Trump sregolata, e così diventano la mascot della destra politica. Se quindi il discorso di Dazed sulla post-ironia e sulla deriva surreale delle nostre vite sembrava esagerato, la storia che c’è dietro al simbolo NPC è in realtà un iceberg ancora più profondo.
«Se entri in discussione con loro, è sempre la stessa retorica e gli stessi argomenti triti e ritriti. […] Sono quel tipo di persone che mostrano disagio quando rompi lo status quo, come quando superi la barriera normie per avviare una vera discussione. È come in un videogioco quando parli accidentalmente con qualcuno due volte e ti ripetono esattamente le stesse frasi parola per parola». Prima definizione di “human NPC” su 4chan, 2016
Di tutto questo è rimasto oggi un semi-insulto, una definizione superficiale, usata per definire altri o se stessi come personaggi marginali, predestinati e determinati solo dal loro contorno; personaggi che, come nei videogiochi, fanno respawn in modo figurato non avendo un vero posto nel mondo ma esistendo solo di contorno.
Quiz di autoconsapevolezza Sei un NPC?
(Quiz generato con ChatGPT ironicamente basandosi sui post online di Quora e Reddit che propongono questo tipo di auto-test)
Quando cammini per strada e incroci qualcuno, cosa fai di solito? A. Rimango presente e reagisco al momento B. Mi adatto in base alla situazione C. Vado avanti senza pensarci
Ti capita di riflettere sui tuoi pensieri e chiederti se sono davvero “tuoi”? A. Spesso: mi interrogo sulle mie convinzioni B. A volte, dipende dal periodo C. Raramente: seguo il flusso
Quando qualcuno ti chiede “Come va?”, la tua risposta abituale è… A. Sincera, anche se lunga B. Dipende da chi ho davanti C. “Tutto bene” automatico
Ti succede di entrare in modalità automatica? A. Sì, ma me ne accorgo e la interrompo B. A volte, soprattutto nei giorni pesanti C. Spesso, e me ne accorgo dopo
Come reagisci quando vivi un momento estetico intenso (tramonto, musica, natura)? A. Mi fermo e lo vivo pienamente B. Mi piace, ma passo oltre abbastanza presto C. Lo noto, ma senza soffermarmi
La tua giornata segue una routine molto ripetitiva? A. Ho una struttura flessibile B. Dipende dal periodo C. Sì, faccio quasi sempre le stesse cose agli stessi orari
Risultati Conta quante volte hai risposto:
A = Mente consapevole (probabile “player”)
B = In bilico (oscilli tra automatismo e riflessione)
C = In modalità automatica (potenziale “NPC”)
Artwork realizzati con il supporto di software di intelligenza artificiale da Luca Pascali.