La notizia che il rap sia uscito dalle prime 40 posizioni della classifica Billboard Hot 100 per la prima volta dopo 35 anni è recentemente finita su tutti i giornali, spiazzando un po’ tutti. Come se – finalmente, aggiungerebbe qualcuno – ci fossimo stancati del rap. Ma è del tutto vero? Spoiler: no.
La “colpa” va attribuita alla rimozione del brano Luther di Kendrick Lamar & SZA dalla classifica, operata in seguito a una revisione delle regole di calcolo delle classifiche da parte di Billboard.
Questa classifica – come tutte le classifiche – conta davvero qualcosa? Non proprio, perché il rap non è mai stato un genere che vive nelle classifiche, nonostante le classifiche riportino sicuramente la crescita del fenomeno, non sono di certo loro che ne dimostrano la riuscita o quanto sia diramato tra gli ascolti delle generazioni. Se è vero che il rap negli ultimi anni ha avuto una notevole espansione commerciale entrando nel mainstream, è altrettanto vero che il genere nasce – e continua in parte a essere – “ai margini”, in grado di creare comunità e sottoculture: il fatto che non stia dominando le classifiche in questo preciso momento non lo rende meno cruciale da questo punto di vista.
Al contrario di quanto sostenuto da alcuni, il rap è tutt’altro che morto – né in prospettiva di declino.
È vero che pochi fino ad ora sono stati in grado di interpretare lo stesso ruolo di hitmaker come fatto ad esempio da Drake e Kendrick Lamar negli ultimi anni, ma è altrettanto vero che esistono nuove generazioni di rapper che non sposano le dinamiche del mercato di massa ma che comunque hanno perfettamente senso di esistere anche lontano dal mainstream, come dimostrano i vari Nettspend, 2hollis o Bladee o i recenti lavori di Playboi Carti.
E va anche bene così. Le classifiche non sono mai scienze esatte e spesso rispondono a dinamiche mutevoli o fattori abbastanza casuali – come di fatto si è dimostrato questo caso in cui i brani rap sono usciti dalla classifica per una modifica del regolamento o perché 12 tra le canzoni presenti nella top 40 provengono dall’ultimo album di Taylor Swift e altre sette dalla colonna sonora del film d’animazione KPop Demon Hunters.
Peraltro, come sottolineato da alcuni esperti di settore negli ultimi giorni, in queste classifiche non si tiene mai conto che il rap si sta sempre più contaminando con altri generi – e che molti brani in classifica stanno solo assorbendo costantemente le innovazioni sonore del rap.
«La musica rap è ancora presente nella classifica top 40. Semplicemente non è fatta da rapper».
Tom Breihan
Giornalista di Stereogum
È sicuramente vero che cerchiamo qualcosa di diverso in ciò che ascoltiamo. Dopo l’ondata della nuovissima scuola di rapper, il pubblico sembra desiderare un’evoluzione, nuove contaminazioni e nuovi linguaggi. Ma questo non significa che ci siamo stancati del rap. Nè tantomeno che se la musica rap di oggi non si traduce in brani da classifica, sia un problema proprio del rap.