Cosa non va nella comunicazione di Yamal?

Durante l’Europeo di Germania 2024, Dani Carvajal, calcisticamente parlando, era il miglior amico di Lamine Yamal. Trentaduenne, capitano della Spagna, aveva preso sotto la sua ala il compagno, nonostante la rivalità tra Real Madrid e Barcellona. Lamine aveva meno di diciassette anni: il suo talento era già fuori scala, ma si trattava pur sempre del giocatore più giovane della storia degli Europei, aveva bisogno di qualcuno a guardargli le spalle. Carvajal, così, era diventato il socio perfetto per il catalano, ben disposto a sgravarlo dal lavoro difensivo pur di lasciarlo libero di esprimersi: «So che Lamine fa la differenza in avanti, quindi molte volte non gli chiedo di aiutarmi e provo a lasciarlo un po’ più libero, faccio io uno sforzo in più».

Un anno e mezzo dopo, la situazione si è capovolta. Nel giro di una settimana, agli occhi di molti Lamine Yamal si è trasformato nel chiacchierone più insopportabile del calcio europeo, e a prendersi l’onore di ratificarlo è stato proprio Dani Carvajal. Alla fine del Clásico vinto per 2-1 dal Real Madrid, al momento dei saluti, pare che Lamine Yamal abbia promesso al capitano dei blancos battaglia in vista della partita di ritorno. Carvajal, con mimica plateale, lo ha invitato a parlare di meno. Lo stesso consiglio elargitogli da Courtois, Vinícius e Bellingham.

Va detto che Vinícius, Bellingham e Carvajal non sono dei santi e nella polemica ci sguazzano. Ma se delle loro provocazioni non ci interessa poi molto, mentre ogni parola di Lamine Yamal passa al setaccio dell’inquisizione, è perché non rientrano nella stessa categoria. Detto molto semplicemente, Lamine Yamal a 18 anni è, per distacco, il calciatore più forte del mondo. E se il calciatore più forte del mondo, in diretta su YouTube, dice cose del tipo «quelli del Real Madrid rubano, si lamentano sempre», è normale che si crei la fila per vederlo fallire, nonostante quelle parole fossero più innocenti di quanto pensiamo.

Tutta la polemica di questi giorni, infatti, nasce da un faccia a faccia tra Lamine Yamal e lo streamer Ibai Llanos in un programma della King’s League, dove entrambi sono presidenti di una squadra. Ibai è lo streamer più famoso di Spagna e quella settimana la sua squadra avrebbe sfidato quella di Lamine. Mentre parlano, si capisce che tra i due c’è confidenza e si prendono in giro come farebbero due amici al bar. Ibai, per chi non lo sapesse, è tifoso del Real Madrid, ecco perché Lamine insiste a provocare, e a dire che la squadra di Ibai ruba come il Real Madrid e che forse ci tiene di più a battere lui nella King’s League che a trionfare al Bernabéu, perché tanto «al Real Madrid ho già segnato varie volte».

«Il Real ruba e si lamenta sempre».
Lamine Yamal
al podcast di Chup Chup

In pratica, quindi, Lamine stava cazzeggiando con un suo amico notoriamente tifoso del Real Madrid. C’era del sano sfottò, niente di più, niente di meno.

Il problema qui, ed è ovvio, è che essere il calciatore migliore del mondo nel 2025 comporta non potersi permettere nemmeno il più piccolo errore di comunicazione. E a questo punto dovremmo iniziare a chiederci cosa vogliamo noi da Lamine Yamal e dai calciatori in generale. Con chi vogliamo che interagiscano? Di cosa ci devono parlare?

Qualunque appassionato non può non accorgersi del paradosso di tutta questa situazione. Siamo abituati, nel mondo del calcio, a un tipo di comunicazione totalmente abbottonata, con gli uffici stampa sempre addosso ai protagonisti per evitare dichiarazioni scomode. La comunicazione dei calciatori non ha nulla di spontaneo, basta dare un’occhiata ai loro profili social. E siccome parlare apertamente con loro è sempre più difficile, le interviste interessanti diventano sempre più rare. Più probabile che si prestino a contenuti innocui come i blind ranking o altre amenità prive di qualsiasi valore culturale. Tutto ciò in nome della comunicazione corporate.

E in un mondo del genere, com’è possibile che il Barcellona commetta la leggerezza di lasciare carta bianca a un ragazzo di diciotto anni in un contesto come quello del confronto con Ibai? Dove peraltro a istigarlo, tra i vari ospiti, c’era anche quel “””genio””” del male di Gerard Piqué che aspira, un giorno, a diventare presidente del Barça.

Il club catalano, all’indomani della sconfitta col Real Madrid, ha capito l’errore e ha provato subito a cambiare strada: lo streamer AmineMaTue il 28 ottobre avrebbe dovuto pubblicare un’intervista registrata in precedenza con Lamine Yamal, l’aveva anche annunciata sui suoi canali. Il Barcellona, però, ha opposto il veto in extremis e il pubblico di AmineMaTue, quindi, è rimasto a bocca asciutta.

Una mossa prudente, saggia forse, ma tardiva, perché ormai la frittata era fatta.

Tutta la polemica innescata dalle parole di Lamine prima del Clásico, agli occhi di una fetta di pubblico lo ha cristallizzato come uno sbruffone che sta già buttando all’aria la sua carriera. Ovviamente, sono iniziati i paragoni con Neymar, un giocatore del quale, come avevamo già scritto, si dimentica in maniera pretestuosa il valore in campo. 

Troppo spesso la vulgata su Neymar ha sovrastato ciò che davvero regalava il suo calcio. E in molti, pur di portarla avanti, non hanno goduto del suo gioco. Sarebbe un peccato se si creasse la stessa narrazione tossica intorno a Lamine Yamal. 

Il fatto che domenica scorsa il Barcellona abbia perso e la sua prestazione sia stata impalpabile, ha fatto esplodere tutto ciò, come se la brutta partita di Lamine Yamal fosse dipesa dalla sua hybris o dal suo stile di vita. Ma è davvero così? Davvero Lamine ha perso perché è invischiato in storie di gossip? O perché suo padre usa Instagram come uno a cui andrebbero tolti i social network? È questo che mette a rischio la carriera di Lamine Yamal?

Non esattamente. E se proprio vogliamo essere onesti, il problema principale di Lamine Yamal è soprattutto uno: la pubalgia, con la quale convive ormai da qualche settimana, e che è peggiorata anche perché non ha voluto sacrificare gli impegni con la Nazionale. E il fatto di essere nelle mani di un club come il Barcellona, che in questi anni è stato vittima di infortuni continui e ricadute, di certo non lo aiuta. La pubalgia costringe il nuovo numero 10 del Barça a rimanere ben lontano dalla sua miglior versione.

E quindi, se domenica il Real Madrid ha vinto, non è certo per le dichiarazioni fatte in settimana. Semplicemente, Lamine deve convivere col dolore e avrebbe bisogno di riposare e, più in generale, il Barcellona vive una crisi di gioco che è legata soprattutto alla fase difensiva. Senza considerare che il Real Madrid ha limato alcuni molti difetti e dopo le batoste dello scorso anno non aveva certo bisogno di ulteriori motivazioni.

Sembrava impossibile che subito dopo Messi e Neymar arrivasse un altro fuoriclasse tanto geniale. Ci stavamo abituando a una generazione di calciatori fenomenali ma meno virtuosi, per i quali il rapporto tra qualità atletica e tecnica era sbilanciato dalla parte della prima: Vinícius, Haaland, Mbappé. Poi, però, è arrivato Lamine a stravolgere il paradigma e a catapultarci in una dimensione in cui nessuno è in grado di trattare la palla come lui. Per questo dovremmo godercelo, senza troppe sovrastrutture, come il suo gioco.

Non si può insegnare quello che fa Lamine Yamal con la palla. Gli avversari che lo affrontano seguono un fantasma, il suo gioco è l’arte dell’inganno.

Certe parole, allora, sono solo un’emanazione del suo calcio, che è pura provocazione, come quando col pallone tra i piedi invita l’avversario a toglierglielo. Il gioco di Lamine è nato nei vicoli di Rocafonda ed oggi che si esibisce nei migliori stadi ha mantenuto quello stesso spirito, lo stesso senso della sfida. Se lo ricorda bene Rabiot, quando prima della semifinale degli Europei aveva detto che la Francia avrebbe costretto Lamine Yamal ad alzare il suo livello per vincere la partita, e quello gli aveva piazzato in faccia un tiro all’incrocio del secondo palo, seguito da esultanza polemica. 

Togliere quello spirito, quella spontaneità, dal calcio di Lamine Yamal, significherebbe snaturarlo.

Altra cosa, ovviamente, è perdere tempo in trasmissioni futili, dove può prestare facilmente il fianco a una stampa sportiva come quella spagnola che è un vero e proprio organo di potere nelle mani di Barcellona e, soprattutto, Real Madrid, il club più mediatico al mondo.

Bisogna sempre tenerlo a mente quando si valutano le notizie, soprattutto perché Lamine Yamal è stato il singolo motivo per cui i blaugrana sono tornati a competere al livello dei loro rivali, nonostante una gestione societaria disastrosa. Dovrebbe saperlo meglio di tutti il Barcellona stesso: Lamine ha solo 18 anni e sbaglierà ancora, questo è certo. Forse da parte nostra servirebbe meno severità nel puntare il dito, ma è nell’interesse del suo club aiutarlo a crescere canalizzandone nella maniera giusta il carattere, senza perdere la sua genuinità. Partendo magari dalle basi: e cioè che non si canta vittoria prima delle partite perché porta sfiga.