Le cose belle sono belle

Questo articolo è uscito originariamente su Outpump magazine n.6, lo scorso 29 settembre.

Perché ti piace? Perché proprio quello? Perché non fai come tutti gli altri?

Da piccoli iniziano a farci queste domande. Crescendo, diventano più sofisticate, ma il succo è lo stesso: giustificati. Spiega ogni scelta. Dai un senso a tutto. Metti in fila i perché. E se non sai rispondere, qualcosa non va.

Ma a volte la risposta vera è solo un silenzio. O un sorriso che dice: mi piace, e basta.

«È inutile spiegare le proprie emozioni. È come voler spiegare il sapore dell’acqua».
Cesare Pavese

Viviamo in un mondo che non si fida dell’intuizione. Che guarda con sospetto chi sceglie d’istinto. Che ha bisogno di incorniciare ogni gesto con una caption, un concept, una strategia.

Ma ci sono cose che non vogliono spiegarsi. Vogliono solo esistere. C’è una bellezza che non cerca approvazione. Una bellezza che si sente nello stomaco, come una vertigine dolce. Che non ha un perché. Che non serve a nulla, ma resta. Una combinazione di colori che ti fa vibrare lo sterno.

Una faccia vista per strada che ti commuove e non sai dire perché. Una canzone che ti sbriciola dentro alla seconda strofa. Mi sono spesso sentito in colpa per le cose che mi piacevano “senza motivo”. Come se non fosse abbastanza. Come se bellezza, desiderio, istinto non valessero nulla senza un messaggio dietro.

Ma il messaggio a volte è proprio questo: non c’è nessun messaggio.

Solo un mondo che vibra in un certo modo. Solo un gesto che ti somiglia, anche se non sai dire perché. Viviamo nel regno del concetto. Del branding. Della spiegazione post-prodotta. Eppure, le cose che ricordiamo davvero, di solito, sono quelle che ci hanno colpiti prima di pensare.

Come un sogno che ti lascia addosso una sensazione anche se non te lo ricordi. Come una frase di un libro che ti resta attaccata, ma non sapresti neanche dire in quale capitolo era.

«La bellezza salverà il mondo».
Fëdor Dostoevskij

A volte si crea qualcosa di bello solo perché ci andava. E quel “perché mi andava” dovrebbe bastare. Non tutto ha bisogno di senso per avere valore. Non tutto ha bisogno di profondità per toccarci.

«Le cose senza senso sono le uniche che abbiano davvero senso» scriveva Franco Battiato. In effetti le cose belle sono belle. E ogni tanto, basta così.

AD e fotografo:
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Producer:
Gabriella Cacucci
Casting Director:
Emma Farachi, Eleonora Troisi