Perché i grandi tour e i più importanti live internazionali si tengono sempre a Milano? È questa una domanda ormai familiare a molti che, sempre più spesso, alimenta lamentele ma anche discussioni su eventuali alternative: c’è speranza che le cose cambino davvero?
Alla base ci sono certamente motivazioni economiche: la Lombardia è la regione più ricca d’Italia e ha una concentrazione di popolazione e potere d’acquisto che rende più facile vendere grandi numeri di biglietti.
Milano, poi, dispone di un’offerta molto ampia di venue, con diverse capacità di pubblico: dalle grandi arene, ai palazzetti, fino agli spazi esterni convertibili e sempre più sfruttati. Anche se alcune location non sono “perfette” dal punto di vista acustico o di comfort, esse permettono di ospitare molti spettatori e di recuperare quindi i costi. Inoltre il grosso del music business italiano (agenzie, uffici stampa, management, promoter) è concentrato proprio a Milano.
Senza dimenticare che i grandi tour sono spesso gigantesche operazioni logistiche: decine di camion, impianti scenici, sistemi audio/video, crew tecnica e ampi staff che richiedono spazi raggiungibili e soprattutto attrezzati per poterli ospitare. Viceversa per chi viene da lontano le difficoltà logistiche sono tante: acquistare un biglietto spesso non basta, bisogna mettere in conto viaggi lunghi, notti fuori, spese extra. E così, non di rado, si finisce per rinunciare.
Anche se piuttosto lentamente, negli ultimi mesi si stanno però vedono segnali chiari che la mappa dei concerti sta evolvendo: Kendrick Lamar all’Arena di Verona, Travis Scott al Circo Massimo, Fred Again a Napoli. O ancora Billie Eilish, i Radiohead o i Wu-Tang Clan che per le loro uniche date italiane scelgono i palazzetti di Bologna. Altri artisti scelgono volontariamente di allontanarsi da Milano alla ricerca di luoghi più autentici, come ha fatto l’estate scorsa Rick Rubin, organizzando il proprio festival a Casole d’Elsa, in provincia di Siena.
Altri punti di svolta sulla questione potrebbero essere l’abbattimento di San Siro, che priverà Milano di una delle sue venue più ambite e significative – e che non si sa ancora se e come potrà essere rimpiazzato -, o la possibilità di vedere in futuro concerti anche al Colosseo, come recentemente proposto dal suo nuovo direttore.
Forse per rendere sistemico il cambiamento forse serve ancora qualcosa – come investimenti mirati, promozione del territorio e soluzioni logistiche più intelligenti. Il pubblico sembra però già pronto da tempo. E sempre più artisti lo stanno capendo.