Portare il cuore della cucina napoletana in un locale milanese è una sfida non indifferente. Creare un ponte fra due regioni che condividono certamente la passione per il buon cibo ma che hanno orizzonti gastronomici spesso distinti.
A riuscirci è stata Gloria Osteria, nel cuore del quartiere Brera a Milano, che ha tenuto una cena speciale a 4 mani in cui lo chef Salvatore Giugliano, erede della storica casa Mimì alla Ferrovia di Napoli.
Per chi non la conoscesse Mimì alla Ferrovia è un’istituzione della ristorazione partenopea, nata nel 1943. Negli anni e con il passare delle generazioni, ha mantenuto uno stile tradizionale ma ha saputo evolversi e adattarsi ai tempi moderni. Salvatore Giugliano rappresenta benissimo questa generazione ibrida: classe 1991, ha studiato cucina, compiuto esperienze in ristoranti stellati e ha fatto anche un lungo tirocinio in Giappone, sempre mantenendo però il legame con la tradizione di casa.
L’idea della cena “a quattro mani” nasce dal desiderio di contaminazione creativa, di far dialogare stili e sensibilità gastronomiche pur mantenendo un filo conduttore riconoscibile: la cucina napoletana. Gloria Osteria, con lo chef Prota, ha offerto lo spazio e la platea, mentre Giugliano ha portato l’identità forte di Mimì e della cucina partenopea.
Il menu era strutturato in modo da lasciar ampia libertà agli ospiti: la carta classica del locale + un percorso degustazione speciale di quattro portate create per l’appunto a 4 mani.
Un tris di antipasti, rinominati gli “Sfizi” di Mimì: bao alla genovese, un panino al vapore ripieno di ragù alla genovese cotto per 8 ore, con maionese alle alici; peperone mbuttunat, un peperone al forno farcito con uova, prosciutto cotto, pane e parmigiano; parmigiana di melanzane, una versione fritta, stratificata con salsa di pomodoro, parmigiano e basilico fresco.
A seguire le due portate principali della cena: ziti allardiati, che sono una pasta “napoletana” con pomodoro giallo, pomodori confit, lardo picato Re Norcino, pecorino e basilico, nonché uno dei piatti più rappresentativi della cucina dello chef Giugliano, e sottofiletto alla pizzaiola, manzo accompagnato da salsa di pomodoro, origano e maionese ai capperi.
A chiudere un Babà Savarin, rivisitato come un french toast, servito con crema diplomatica e frutti rossi: un finale dolce classico napoletano, ma anch’esso reinventato nel servizio e nell’abbinamento.
Dal punto di vista simbolico, l’evento è stato una scommessa sulla capacità della cucina territoriale di farsi dialogo: Napoli a Milano, Brera che accoglie una cucina del Sud, un pubblico milanese che ha potuto scoprire sapori autentici, ma rivisitati con consapevolezza. Alla fine di tutto ciò possiamo dire che la combo Milano-Napoli ha decisamente funzionato.




