L’evoluzione del termine maranza

Tra gli effetti collaterali della pandemia c’è stato il successo di alcune aziende tecnologiche fino ad allora di nicchia. Uno dei casi più noti è stato quello di Twitch, la piattaforma di live streaming online di proprietà di Amazon.

Tra il marzo del 2020 e quello del 2021, secondo un report pubblicato dalla rivista di settore “The Verge”, il numero di ore passate sul sito dai suoi utenti sarebbe aumentato dell’82%. Una piattaforma basata sulle dirette e per lo più caratterizzata da contenuti lunghi, non ha potuto non beneficiare delle varie misure di confinamento dettate dall’emergenza sanitaria in tutto il mondo.

Se durante il lockdown su Twitch è avvenuto il boom del gaming e dei talk, con le riaperture molti streamer hanno puntato sul sottogenere delle dirette IRL, ossia in real life. Questi tipi di video mostrano la vita quotidiana del creator e si basano sulla spontaneità e sulla possibilità che avvengano imprevisti, mentre il protagonista passeggia per strada e incontra persone sconosciute. È attraverso queste dirette che la parola maranza torna a diffondersi. Star di Twitch, come Homyatol, il Gabbrone e Fabio Zeta, adottano questo termine per definire i ragazzi che li importunano in strada durante le live.

Online si possono trovare numerosi video, estratti dalle dirette, in cui lo streamer di turno viene vessato da un qualche sconosciuto. Da tentativi di furto, a vere e proprie risse, fino all’intervento della polizia: in tutti questi casi, l’aggressore viene chiamato maranza. Si tratta di un prototipo umano ben definito a livello sociale, estetico e comportamentale. Gli streamer usano la parola maranza per riferirsi a un giovane uomo, generalmente cresciuto in quartieri periferici, che sfoggia un atteggiamento spavaldo, ascolta musica rap, veste con abiti e accessori legati allo streetwear.

In molti casi, anche se non è una regola, la figura del maranza coincide con quella di ragazzi di origine nordafricana o comunque appartenenti a comunità razzializzate. Questo immaginario si associa fin da subito alla città di Milano. Un gran numero di questi video sono infatti ripresi nel capoluogo lombardo, dove vivono la maggior parte dei creator digitali in Italia.

La condivisione di queste clip avrebbe quindi contribuito a diffondere la parola maranza al di fuori di Twitch, elaborando un immaginario nuovo per coloro che erano all’oscuro del suo significato originario. È su TikTok che avviene poi l’ascesa di questa figura, che in breve tempo diventa onnipresente. Una mole gigantesca di contenuti, difficili da quantificare a causa dell’opacità del social cinese nel fornire dati e statistiche, contribuisce a definire sempre di più le caratteristiche del maranza che si associa in maniera crescente allo stereotipo del giovane italiano di origine nordafricana o, direttamente, dell’immigrato nordafricano.

Uno dei trend più celebri si basa sul brano Alicante del rapper franco-congolese Gambino La MG. L’idea è che questa canzone sia una sorta di richiamo acustico per i maranza che accorrono ovunque essi si trovino. Durante questi video si vede quindi un soggetto costretto a lasciare frettolosamente ciò che sta facendo per scappare altrove nel momento in cui la sua attenzione viene attirata dal brano.

Un altro format assai diffuso su TikTok sono le interviste brevi ai cosiddetti “baby maranza”, ovvero a dei ragazzi giovanissimi, poco più che bambini, che ostentano l’atteggiamento e l’estetica del maranza. Interrogati sulle proprie abitudini, gli intervistati rispondono in maniera spavalda provocando, più o meno involontariamente, l’ironia di chi guarda.

Una delle domande ricorrenti riguarda il costo degli abiti che si indossano in quel momento. Le risposte improbabili, espresse orgogliosamente dai “baby maranza”, sono, in questo caso, la fonte del divertimento. Ci sono poi molte persone che su TikTok si autodefiniscono maranza e producono contenuti comici sulla propria quotidianità e identità. Un creator di questo genere è Zre9a, il cui profilo è seguito da più di 200mila utenti. Uno dei trend da lui maggiormente cavalcato si chiama “può un maranza” e consiste nella sua partecipazione a eventi e iniziative che considera tipicamente riservati agli italiani bianchi, per filmare e condividere le reazioni che ne derivano.

Video come “può un maranza andare a un rave” raccontano, in forma leggera, i pregiudizi di cui sono vittime le persone non bianche in Italia. È possibile ipotizzare che l’ironia con cui Zre9a e altri creator si relazionano alla propria condizione sia un tentativo di elaborare collettivamente esperienze traumatiche legate al razzismo. Su TikTok è quindi la comicità a trainare la diffusione nell’immaginario collettivo della figura del maranza, indipendentemente dall’identità etnica di chi produce i contenuti.

Questo racconto, che analizza la trasformazione del termine maranza, è un estratto del libro di Gabriel Seroussi: “La periferia ne guarda con odio“, disponibile da ora.