Sombr, al secolo Shane Michael Boose, ha fatto il grande salto: dal ragazzo con la voce rotta su TikTok a nuova voce della malinconia post-pop. Il suo debutto ufficiale, I Barely Know Her, è atterrato il 22 agosto 2025 e suona come un messaggio vocale lasciato alle 3:27 del mattino, pieno di synth lo-fi, cuori rotti e completi slim fit.
È il manifesto semi-definitivo dell’“emo‑pop‑avant‑garde‑with‑a‑side‑of‑quirk” e il certificato di nascita di una superstar forgiata tra una camera da letto troppo buia e TikTok, con radici nel Lower East Side.
Dimenticate l’etichetta di “quello che somiglia un po’ a Jeff Buckley”, anche se la cover di Lover, You Should’ve Come Over ha creato più paragoni che play. Sombr è molto di più: con oltre 56 milioni di ascolti mensili su Spotify, riesce a costruire un suono che scivola tra i riff sbilenchi alla Casablancas e il bedroom pop sentimentale più curato, quello che si ascolta in cuffia tornando da una festa dove nessuno ha capito che stavi male, tranne forse Addison Rae.
L’indie sleaze, termine ormai logoro, si è preso un Lexotan e ha scritto un disco pop (splendido).
Prodotto con Tony Berg (già al fianco di Phoebe Bridgers, specialisti in dolori eleganti), l’album è un esercizio di fragilità stilosa che sa di amori incagliati nella schermata di blocco, lucidato giusto quanto basta per piacere anche a tua sorella più piccola.
E, cosa sorprendente per un debutto di questo calibro, il disco lo ha scritto, suonato e costruito praticamente tutto da solo. Nei crediti su Spotify, dove siamo abituati a trovare listoni infiniti, c’è solo il suo nome, e quello di Berg nemmeno in tutte le tracce. Un dettaglio che smentisce l’idea che dietro il suo successo improvviso ci sia chissà quale macchina industriale.
Lo anticipavano quattro singoli virali, testuali e musicali, nati per farti piangere mentre scorri nei “Per Te”. C’è chi lo ha definito monocorde, come un outfit che funziona sempre – ma sempre quello è. Peccato che l’outfit in questione sia perfetto: testi esistenzialisti da ex fidanzato in piena crisi identitaria e un mood che fluttua tra l’autocommiserazione estetica e l’emo-pop d’autore.
Ogni brano è una piccola autopsia sentimentale. Back to Friends apre l’album con il tono passivo-aggressivo di chi dice “ti odio” ma controlla ancora se sei online. Undressed è una confessione lasciata nei draft di un DM mai inviato. 12 to 12 è un inno alla club culture malinconica, quella dove si balla per dimenticare.
E sì, nel video di quest’ultima c’è proprio Addison Rae, in versione “amore a mezzanotte” sfuggente, in un gioco di sguardi e luci stroboscopiche dove il bacio non arriva mai. (Nel caso ve lo chiedeste: no, non stanno insieme. “Solo chimica da videoclip”, ha detto lui a TMZ. E a noi basta.)
I numeri parlano chiaro: top 15 della Billboard 200, top 5 in Australia, Nuova Zelanda, Norvegia e tutti quei posti dove evidentemente si apprezza il romanticismo distorto. Più che malinconico, I Barely Know Her è un disco esausto: sentimentalmente, culturalmente, affettivamente. E per questo funziona. Flash sparati, tastiere lo-fi e un’estetica da afterparty emotivo con vestiti vintage rubati a Williamsburg nel 2007.
@cheesly #whiteboyoftheyear🫶🏾 @sombr #backtofriends #sombr #concert ♬ original sound – Chelsea E.
Nonostante la giovane età (ha iniziato a pubblicare musica a 16 anni), Boose ha già una voce chiara, riconoscibile, una postura emotiva che parla direttamente alla sua generazione e la rappresenta meglio di tanti che ci provano da anni. E a chi lo paragona ossessivamente a “quello là” (sì, sempre lui), lui risponde col talento e con un disco che non ha bisogno di troppi riferimenti.
Ai VMAs 2025 ha vinto il Best Alternative Video per Back to Friends. La reazione alla vittoria (“Mi stanno dando un Oscar o la pizza?”) è emblematica della sua postura: mai troppo consapevole, né tantomeno mai troppo ingenua. Nel video premiato, tra glam anni ’70 e carte da parati, Sombr racconta esattamente questo: la frizione tra desiderio e inadeguatezza, e rappresenta quel tipo da festa che nessuno nota, ma che in realtà ha appena riscritto il manuale della coolness.
Questo disco non è solo una raccolta di brani, è un atlante emotivo della Gen Z. È pop, ma non piatto. È triste, ma mai lagnoso. In un mondo che finge di sapere tutto, I Barely Know Her è un titolo onesto. Sombr non ha le risposte, ma ha un’estetica, una voce e un’attitudine che parlano più chiaro di mille podcast esistenzialisti.
L’astro nascente del pop riesce a tradurre lo spaesamento emotivo in canzoni che suonano come la colonna sonora perfetta per chi si sente perso, ma con la giacca giusta addosso. In fondo, non è questo l’indie sleaze? Stare male, ma con stile.