
In un momento storico in cui per il fashion system parlare di sostenibilità sembra essere d’obbligo per attrarre i consumatori più attenti, c’è invece qualcuno che lo fa per vera vocazione, senza nemmeno richiamare alla lontana il concetto di greenwashing. È questo il caso di PROLETA RE ART, uno dei brand emergenti più affascinanti dell’ultimo periodo che ha saputo elevare la pratica dell’upcycling in modo del tutto autentico.
Il suo nome è cominciato a circolare dall’istante in cui A$AP Rocky e Rihanna hanno presentato al mondo il loro primogenito in una serie di scatti che vedevano il piccolo avvolto in una particolare coperta dall’aspetto vissuto ma allo stesso tempo minuziosamente elaborata. Quasi contemporaneamente, i capi del marchio hanno cominciato a diffondersi anche tra gli outfit di Odell Beckham Jr., 21 Savage, A$AP Ferg, Travis Scott, Lil Baby, DJ Mustard e Chris Brown. E come se non bastasse, ad attirare l’attenzione sono state anche le Air Jordan 1 custom concepite come un’opera d’arte voluta da Motofumi “Poggy” Kogi, assieme alla collaborazione con la sub-label WILDSIDE di Yohji Yamamoto e con Gucci, che lo ha inserito all’interno del progetto Gucci Continuum dedicato alla moda circolare.
Insomma, arrivati a questo punto è forse il caso di approfondire la storia e la filosofia che si cela dietro a PROLETA RE ART, una realtà di nicchia proveniente dal Giappone che professa un vero e proprio amore per il vintage.
L’etichetta è stata fondata appena nel marzo 2021, quando il suo fondatore Prot, dopo essersi laureato in fashion design a Tokyo e aver lavorato per alcuni anni come stilista presso un’azienda di abbigliamento specializzata nella produzione di denim, si è ritrovato a capo del dipartimento di progettazione di questa decidendo di abbandonare quel ruolo che non gli permetteva abbastanza di lavorare direttamente con le proprie mani. Di conseguenza, lui, che racconta in un’intervista di aver sempre amato la manualità dell’artigianato, è stato invitato da alcuni amici a mettersi in proprio e così ha iniziato a vendere le proprie creazioni su Yahoo! descrivendole come “abbigliamento vintage personalizzato”. Il successo è stato rapido e la maggior parte degli ordini proveniva da acquirenti esteri, cosa che lo ha spinto a iniziare a considerare la sua attività in modo più serio.
La fascinazione di Prot per i vestiti che mostrano le tracce del tempo è iniziata già da bambino, quando notò il portafoglio logorato del padre, il quale riportava degli evidenti segni di usura come degli aloni sulla pelle, della ruggine sulle parti metalliche e delle rappezzature di nastro adesivo. Agli occhi del futuro designer quel portafoglio appariva come un portatore di ricordi preziosi che, malgrado la sua deteriorazione, poteva ancora sopravvivere per tramandare la propria storia.
Da qui nasce l’idea di riparare gli indumenti sfruttando il loro invecchiamento per poi aggiornarli con un twist tutto nuovo. La dicitura “PROLETA RE ART” si rifà infatti a un pensiero che vede l’umile classe proletaria capace di reincarnare con le proprie abilità artigianali dei prodotti funzionali in arte.
Lo scopo del brand è quindi quello di creare “capi unici da cui non vorrai mai separarti“, che attraverso il potere della riparazione trasformano dei pezzi vintage in sofisticati articoli personalizzati con scampoli di tessuto, ricami e cuciture irregolari.
Attualmente il marchio si suddivide in due linee: “UROBOROS” e “MEME“. La prima si ispira ai concetti di rigenerazione e immortalità utilizzando l’antica tecnica Boro nata e diffusasi nel Giappone rurale insieme al noto punto sashiko, applicate a jeans gravemente danneggiati che una volta riassemblati sfoggiano dei patchwork ottenuti da bandane vintage americane o materiali workwear di un secolo fa. La seconda, invece, è un chiaro riferimento all’estetica dei meme, la quale affascina Prot dai tempi in cui, viaggiando nel sud-est asiatico, trovò diverse insegne con personaggi appartenenti alla cultura pop (come per esempio Topolino) raffigurati grossolanamente ed esposti alle intemperie.
Nonostante la repentina ascesa di PROLETA RE ART, il suo fondatore e il suo partner hanno fermamente dichiarato di voler continuare a occuparsi personalmente della produzione in modo da avere il totale controllo della qualità degli articoli. Il duo non sente infatti la necessità di espandersi ulteriormente per ottenere grandi profitti, preferendo piuttosto rivendicare la propria genuinità davanti a tutto e a tutti.













