L’anatomia, intesa come scienza biologica, studia la forma e la costituzione degli esseri viventi; quella di Valentino, invece, indaga scrupolosamente la struttura degli abiti e dei corpi.
I corpi. Sono proprio questi al centro della nuova collezione haute couture della maison: essi rappresentano il punto di partenza e di arrivo di un processo radicale che ripensa i rituali e i processi dell’alta moda, così da creare un canone in grado di riflettere la ricchezza della diversità.
Il direttore creativo Pierpaolo Piccioli non lavora infatti su una modella unica e ideale, ma su una varietà di donne, di uomini, di fisicità, di etnie e di età. La consapevolezza che i canoni di bellezza mutano attraverso i tempi lo hanno quindi portato a scardinare il metodo classico in modo da unire e accogliere.
Lontano da dettami opprimenti e astrazioni idealizzate, il défilé “Anatomy of Couture” andato in scena a Parigi ha dato sostanza tangibile all’urgenza inclusiva che guida da tempo lo stilista, promuovendo una bellezza senza assoluti attraverso linee decise, costruzioni vaporose e look poetici.
Un ragionamento perfettamente sensato se consideriamo che la couture ha lo scopo di adattare le creazioni di passerella alla figura del cliente e dunque non si pone limiti.



























