1. Gli animali vengono ucc1si per fare vestiti, borse e scarpe in pelle
FALSO: i pellami sono un sottoprodotto dell’industria alimentare, poiché deriva dalla lavorazione delle pelli grezze di animali (bovini, ovini, suini) macellati principalmente per la produzione di carne. L’industria conciaria recupera questo scarto e lo trasforma in un materiale di pregio e biodegradabile, evitando così lo smaltimento in discarica, che verrà poi utilizzato per creare capi di abbigliamento, accessori o scarpe.
2. Il “made in __” è ciò che certifica la qualità di un capo
FALSO: la dicitura sull’etichetta dei capi, ad esempio “Made in Italy” o “Made in France”, non garantisce automaticamente che la qualità di un capo sia di un livello superiore. La qualità dipende dall’azienda manifatturiera specifica, dall’abilità e precisione dei façonisti, dal pregio dei tessuti e trims utilizzati e per determinate categorie di prodotti, anche dai macchinari adoperati. Inoltre, molti articoli di brand di lusso vengono parzialmente assemblati in nazioni con manifattura a basso costo e poi rifiniti in paesi Europei solo per ottenere una dicitura migliore di “made in” agli occhi del consumatore.
3. Un brand è fast fashion se produce in determinati paesi
FALSO: per definizione, un brand è fast fashion quando produce e immette sul mercato grandi quantità di prodotti, con cicli produttivi estremamente rapidi, copiando design da brand emergenti o marchi più blasonati e utilizzando tessuti di bassa qualità. Per portarvi un esempio, esistono brand “Made in India” che sono di qualità altissima, e con intricati lavorazioni e ricami, spesso fatti a mano, ma ovviamente il paese di origine non li rende marchi fast fashion.
4. L’abbigliamento cucito a mano significa che è migliore
FALSO: oggigiorno un sacco di brand scrivono sui propri store online, che i loro prodotti sono “cuciti a mano”. Ma sebbene la quasi totalità dei capi di abbigliamento vengano ancora realizzati con il lavoro di una persona, il 99% delle volte vi è sempre l’ausilio di una macchina da cucire o altri macchinari. Il vero “cucito a mano” è oramai comune solo nell’Haute Couture o nella sartoria maschile su misura di alto livello. Qualsiasi altro brand che classifichi prodotti come “interamente cuciti a mano” è solo una bugia a fini di marketing.
5. I capi che compri di seconda mano sono “vintage” o “archival”
FALSO: un capo è vintage quando ha più di 20 anni e invece è un pezzo d’archivio quando ha un significato storico o culturale sia nella carriera di un designer, sia in una collezione o sfilata di un brand. Oggigiorno sono due termini che si vedono spesso su siti di rivendita online, ma nella maggior parte dei casi si tratta più che altro di “buzzwords” per convincerti a comprare dei capi che spesso possono addirittura rivelarsi dei falsi. E comunque no, la felpa di Palm Angels che hai comprato 6 anni fa, non è un capo d’archivio.
6. La pelle “vegana” è la scelta migliore per l’ambiente
FALSO: la maggior parte della “pelle vegana” è in realtà Poliuretano (PU) o Polivinilcloruro (PVC), ovvero derivati del petrolio. Anche se evita l’utilizzo di pellami animali, si tratta comunque di plastica, non è traspirante, si rovina facilmente con l’utilizzo e non si biodegrada per centinaia di anni. Per un’opzione davvero ecologica, meglio cercare alternative vegetali come la pelle di fungo (mycelium leather).
7. Più paghi per un vestito o per un accessorio, più è di qualità
FALSO: gran parte dei consumatori, di chi compra abbigliamento e accessori, pensa ancora che un cartellino che riporta un prezzo maggiore, significhi qualità maggiore. Negli ultimi 20 anni però quasi tutti i marchi hanno iniziato a spendere di più su comunicazione, marketing, ed endorsement, piuttosto che sulla qualità del prodotto e la ricerca e sviluppo di esso. Preferite comprare capi di abbigliamento, scarpe e accessori, per lo status ed il marchio, oppure per la qualità?
8. Non bisogna mai comprare capi in poliestere
FALSO: in determinati brand (come ad esempio quelli da outdoor) il poliestere viene usato per vari layer, anche a contatto con la pelle, poiché usare tessuti come il cotone, in alcune condizioni meteo o in alcuni sport come l’alpinismo, assorbe il sudore (o peggio ancora la pioggia), non si asciuga velocemente, e ti espone al rischio di ipotermia. Infine, per determinati capispalla come gusci tecnici, windbreaker, e piumini, il poliestere (o il nylon, che in realtà è un poliammide) rimangono i tessuti di riferimento per avere un capo duraturo e con performance più o meno variabili di resistenza alle intemperie.
9. Se su un etichetta c’è scritto lavaggio a secco, va portato per forza in lavanderia
FALSO: sebbene il lavaggio a secco sia la soluzione corretta per lavare al meglio e proteggere capi in fibre pregiate come cashmere, tessuti come seta, e capispalla con costruzioni strutturate (ad esempio blazer o cappotti), molti brand di abbigliamento al giorno d’oggi scrivono “lavaggio a secco” sulle care label di moltissimi capi realizzati in tessuti meno nobili di quelli citati in precedenza, per esser protetti da qualsivoglia reclamo da parte dei consumatori che provano a lavare il capo a casa.
10. Ci sono brand di abbigliamento ecosostenibili al 100%
FALSO: la realtà è che ogni nuova produzione ha un impatto ambientale. Molti brand usano “ecosostenibile al 100%” come keyword nel marketing (chiaro esempio di greenwashing) per descrivere prodotti che magari utilizzano solo una piccola percentuale di materiale riciclato. Il capo più sostenibile è dunque quello che possiedi già nel tuo armadio.